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Social media per avvocati: da dove iniziare con misura
· 4 minuti di lettura
I social media per avvocati non servono a vendere, ma a farsi conoscere e a far capire come lavora lo studio. Chi cerca un avvocato guarda spesso anche lì, prima di scegliere a chi rivolgersi: quello che trova può rassicurare o lasciare dubbi.
La regola di partenza è la misura. Meglio pochi contenuti informativi, chiari e regolari, che una presenza rumorosa su tutti i canali. Un profilo fermo da anni dà l'impressione di uno studio assente, ma uno che promette troppo stona con il tono che la professione richiede.
Qui sotto trovi quali canali scegliere, cosa pubblicare e come organizzare il tempo, senza pretendere di fare tutto.
Quali social media per avvocati ha senso usare
Non serve essere ovunque. Ogni canale ha una funzione diversa:
- LinkedIn è la rete delle relazioni professionali. È il punto di partenza più naturale per uno studio: colleghi, imprese, consulenti e professionisti di altri settori. Si usa per profili personali e per la pagina dello studio.
- Facebook è utile per chi lavora soprattutto sul territorio e vuole una pagina con orari, recapiti e qualche approfondimento per le persone della zona.
- Instagram è più visivo. Si adatta a spiegazioni in poche immagini, i cosiddetti caroselli, e a brevi video, ma richiede un po' più di cura grafica.
Per cominciare, scegli un canale solo, quello dove sai che si trovano le persone a cui ti rivolgi. Per molti studi è LinkedIn. Quando il ritmo regge, se ne aggiunge un secondo. Per lo studio d'esempio dell'avvocata Elena Moretti (nome inventato), che segue famiglia e successioni, potrebbe partire da una pagina Facebook per la zona e dal profilo personale su LinkedIn.
Cosa pubblicare e cosa lasciare fuori
Sui social un avvocato informa. Funzionano bene:
- spiegazioni brevi su un tema della tua materia, scritte per chi non è del settore;
- risposte alle domande che senti più spesso, in forma generale;
- informazioni pratiche: come si prenota un primo appuntamento, se si fanno consulenze online, gli orari;
- le persone e la sede, con foto sobrie e coerenti;
- la partecipazione a convegni o iniziative di formazione.
Da lasciare fuori, invece, ci sono le cose che non si possono o non conviene dire: promesse di risultato, confronti con altri studi, toni da offerta e, soprattutto, i casi dei clienti. La riservatezza vale anche sui social: niente nomi, e di regola nemmeno vicende che si possano riconoscere. Per i dubbi sulle regole sull'informazione, il riferimento è il Codice deontologico e il tuo Consiglio dell'Ordine: questo articolo non è un parere legale.
Un buon test prima di pubblicare: «Un lettore capisce qualcosa di utile, senza sentirsi spinto a scegliere me?». Se la risposta è sì, il contenuto va bene.
Quanto tempo serve e come organizzarsi
Il tempo è la vera difficoltà: tra udienze, scadenze e clienti, nessuno ha ore libere da dedicare ai social. Per questo conviene lavorare per blocchi:
- Una volta al mese scegli tre o quattro temi e scrivi i testi in una sola sessione.
- Prepara le immagini nello stesso momento, con gli stessi colori e lo stesso carattere.
- Programma le uscite in giorni fissi, così il ritmo non dipende dall'umore della settimana.
- Dedica pochi minuti a rispondere ai messaggi e ai commenti.
- Guarda i numeri veri una volta al mese: cosa ha letto più gente, quali messaggi sono arrivati.
Come ritmo di partenza, un contenuto a settimana è già un buon obiettivo. Meglio uno regolare che quattro in una settimana e nulla per un mese.
Domande frequenti
Devo essere su tutti i social?
No. Conta di più essere presenti bene su un canale che su cinque in modo discontinuo. Scegli dove sono le persone che vuoi raggiungere e parti da lì.
Posso pubblicare i casi che ho seguito?
Di regola è meglio di no. Anche senza nominare il cliente, i dettagli di una vicenda possono renderla riconoscibile. Spiega invece i temi in modo generale, come funziona un istituto o quali sono le tappe di una pratica, senza riferirti a un caso reale.
Serve per forza una pagina dello studio?
Non è obbligatoria. Per iniziare può bastare un profilo personale curato. La pagina dello studio diventa utile quando ci sono più avvocati e vuoi un punto unico di riferimento.
Per cominciare
Fai una prova semplice: cerca il nome dello studio sui social e guarda cosa compare. Se trovi profili vecchi o incompleti, hai già un primo lavoro da fare. Se vuoi un'idea dei costi di una gestione continuativa, qui sopra trovi il preventivo istantaneo: tre domande e una cifra indicativa.