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Instagram per studio legale: profilo, contenuti e tono

· 4 minuti di lettura

Instagram per studio legale ha senso quando le persone a cui ti rivolgi sono soprattutto privati: famiglie, lavoratori, chi deve affrontare una successione o un contratto d'affitto. Su Instagram si guarda con calma, spesso la sera, e si cerca di capire se ci si sentirebbe a proprio agio con uno studio prima di scrivere.

Non è il canale più naturale per un avvocato, ed è giusto dirlo. Chiede più cura grafica di LinkedIn e un linguaggio ancora più semplice. In cambio permette di spiegare un tema con immagini e brevi video, e di mostrare le persone dello studio.

Vediamo come sistemare il profilo, come usare le storie in evidenza, quali formati scegliere e quale tono tenere.

Il profilo Instagram per studio legale: nome, bio e contatti

Chi apre il profilo decide in pochi secondi se ha capito. Gli elementi da curare sono pochi:

  • Il nome utente, quello con la chiocciola: il nome dello studio, uguale o molto simile a quello degli altri canali.
  • Il nome che compare sotto la foto: oltre al nome dello studio, puoi aggiungere «Studio legale» e la città, così chi ti cerca capisce subito.
  • L'immagine del profilo: il logo o il monogramma dello studio, leggibile anche piccolo.
  • La bio: due righe con le materie, la città e come si prende un appuntamento. Per esempio: «Famiglia e successioni a Bologna. Su appuntamento, anche a distanza.»
  • I pulsanti di contatto: telefono, email o messaggio, disponibili con il profilo professionale.

Una bio informativa non ha slogan, superlativi o promesse. Dice cosa fa lo studio, dove e come contattarlo. Se il profilo è nuovo, impostalo come profilo professionale: hai le statistiche, i pulsanti di contatto e una gestione separata dal tuo profilo personale.

Le storie in evidenza: le risposte che restano

Sotto la bio ci sono le storie in evidenza, le cartelle che restano sempre visibili. Per uno studio sono il posto giusto per le informazioni pratiche, quelle che chiunque cerca prima di scrivere:

  1. Lo studio: chi siete, le persone, la sede.
  2. Primo appuntamento: come si fissa, cosa portare, se si può fare a distanza.
  3. Domande frequenti: risposte generali alle domande che ricevi più spesso.
  4. Dove siamo: indirizzo, orari, come arrivare.

Quattro cartelle bastano. Le copertine possono essere semplici: un'icona o una parola nei colori dello studio. Controllale ogni tanto: un orario cambiato o una persona che non c'è più vanno aggiornati subito.

Cosa pubblicare su Instagram

Instagram è un canale visivo, ma per un avvocato l'immagine serve a spiegare, non a stupire. I formati che si adattano meglio sono tre:

  • I caroselli, poche pagine che spiegano un tema in ordine: «Separazione: le tappe», «Testamento: cosa sapere». Per uno studio sono il formato principale.
  • I reel brevi, in cui un avvocato risponde a una domanda generale in meno di un minuto, con i sottotitoli.
  • Le storie, per le notizie pratiche: una chiusura per le feste, un convegno, un nuovo collaboratore.

Le immagini restano sobrie: stessi colori e stesso carattere in tutti i contenuti, testo grande e leggibile dal telefono, niente bilance e martelletti come decorazione. Chi scorre la griglia del profilo deve vedere un insieme ordinato, che somigli allo studio.

Per lo studio d'esempio dell'avvocata Elena Moretti (nome inventato), un mese su Instagram potrebbe essere fatto di due caroselli su famiglia e successioni, un reel con una domanda frequente e qualche storia sulla vita dello studio. Nei nostri pacchetti il reel è compreso dal Medio in su.

Il tono e i limiti, anche su Instagram

Instagram spinge verso un linguaggio più leggero, ed è facile scivolare in toni che non si addicono a uno studio. Le regole restano le stesse degli altri canali:

  • niente promesse di risultato, nemmeno in forma scherzosa;
  • niente confronti con altri studi;
  • niente toni da offerta: sconti, scadenze, «approfitta»;
  • niente clienti riconoscibili, né nei post né nelle storie;
  • pochi hashtag pertinenti, legati alla materia e alla città, invece di lunghi elenchi.

I messaggi privati arriveranno, spesso con la richiesta di un consiglio veloce. La risposta resta quella di ogni canale: cortesia, nessun parere in chat, invito a un colloquio.

Per le regole sull'informazione professionale il riferimento è il Codice deontologico forense e il tuo Consiglio dell'Ordine: questo articolo non è un parere legale.

Domande frequenti

Instagram è adatto a ogni studio?

Non sempre. Se lavori soprattutto con imprese e professionisti, LinkedIn è di solito più adatto. Instagram ha più senso se ti rivolgi a privati della tua zona.

Devo comparire in prima persona?

Non è obbligatorio. Puoi cominciare con i caroselli e le informazioni pratiche. Con il tempo, un volto e una voce aiutano chi legge a sentirsi a proprio agio.

Meglio il profilo dello studio o quello personale?

Per i contenuti dello studio conviene un profilo dello studio, impostato come profilo professionale. Il profilo personale resta tuo: tenere separate le due cose è più ordinato e più semplice da gestire, anche quando ti aiuta qualcuno.

Per cominciare

Apri il profilo dello studio dal telefono, come lo vedrebbe una persona che non vi conosce. Si capiscono le materie, la città e come fissare un appuntamento? Se no, parti dalla bio. Qui sopra c'è il preventivo istantaneo: tre domande e una cifra indicativa.

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