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Avvocati e social network: tono giusto e regole di base
· 4 minuti di lettura
Il rapporto tra avvocati e social network funziona quando il tono è informativo: spiegare, non convincere. Le regole deontologiche sull'informazione professionale chiedono, in sostanza, correttezza e sobrietà, e valgono su un sito come su un profilo.
Questo articolo non è un parere legale e non sostituisce il Codice deontologico forense né l'indicazione del tuo Consiglio dell'Ordine. Raccoglie i principi di tono e di buon senso da cui partire, per chi scrive i contenuti di uno studio.
Vediamo i quattro punti fermi, cosa riguarda la riservatezza e una lista di controllo da usare prima di ogni pubblicazione.
Avvocati e social network: i quattro punti fermi del tono
Quasi tutto si riassume in quattro regole, facili da ricordare:
- Tono informativo. Si spiega cosa è un istituto, come funziona una procedura, cosa conviene sapere. Un contenuto è buono se un lettore che non è del settore ne esce con qualcosa di chiaro.
- Nessuna promessa di risultato. Niente «ti faremo ottenere» e niente linguaggio da vittoria. Ogni caso è diverso e l'esito non dipende solo da chi lo segue.
- Nessun confronto con altri studi. Non si parla dei colleghi e non ci si presenta come migliori di qualcuno.
- Nessun tono da offerta. Niente scadenze, niente urgenze, niente inviti a «cogliere l'occasione». Una consulenza non è un prodotto in saldo.
Tutte e quattro valgono anche per le immagini, i titoli dei caroselli e le didascalie. Valgono pure per le inserzioni a pagamento: pagare per mostrare un contenuto non cambia le regole su cosa si può dire.
Un modo pratico per applicarle è chiedersi: «Questo testo informa o cerca di farmi scegliere?». Se la risposta è la seconda, va riscritto.
Riservatezza: cosa non entra mai in un post
Il segreto professionale non va in vacanza sui social. In linea generale, di regola, conviene evitare:
- nomi dei clienti e qualsiasi vicenda riconoscibile: anche senza il nome, un luogo, una data o un dettaglio possono bastare a identificare qualcuno;
- documenti, atti o fascicoli visibili in una foto o in un video, comprese le scrivanie con carte aperte e i monitor accesi;
- conversazioni private: i messaggi ricevuti da un cliente non si pubblicano, nemmeno cambiando il nome;
- foto di collaboratori o di altre persone senza il loro consenso;
- il merito dei casi nei commenti pubblici: un commento lo leggono tutti e non è il posto per parlare di una situazione concreta.
Per le persone che scrivono allo studio vale la cura che si dedica a qualsiasi dato personale: sui social, come altrove, va trattato con attenzione e con il minimo necessario. Per gli aspetti di privacy chiedi a chi segue la protezione dei dati dello studio.
Prima di pubblicare: la lista di controllo
Prima di far uscire un contenuto, passa queste domande, una alla volta:
- È informativo? Spiega qualcosa di utile senza spingere a una scelta?
- Contiene promesse o garanzie? Parole come «sicuramente» o «sempre» sono quasi mai adatte al diritto: spesso la risposta è «dipende dal caso».
- Si può riconoscere un cliente, direttamente o per dettagli?
- Le informazioni sono corrette e aggiornate? Le norme cambiano: scrivere la data della pubblicazione aiuta chi legge.
- Il tono è sobrio? Niente punti esclamativi a raffica, niente slogan, niente elenchi di vantaggi.
- L'ha letto un altro avvocato dello studio?
- In caso di dubbio, hai chiesto al Consiglio dell'Ordine?
Per lo studio d'esempio dell'avvocata Elena Moretti (nome inventato), la regola interna potrebbe essere semplice: nessun contenuto esce senza essere stato letto da un'altra persona dello studio e senza aver superato queste sette domande.
Domande frequenti
Un avvocato può informare sulla sua attività sui social?
In linea generale le regole ammettono l'informazione sull'attività professionale, a condizione che sia corretta, veritiera e sobria, e limitano i toni promozionali. Il confine tra informare e promuovere è proprio il punto da valutare caso per caso: per i dubbi, rivolgiti al tuo Consiglio dell'Ordine.
Posso rispondere ai commenti sotto i miei post?
Sì, con garbo e senza entrare nel merito di casi concreti. Un commento pubblico lo vedono tutti: meglio ringraziare e invitare a un colloquio, che è il luogo giusto per parlare di una situazione specifica.
Le inserzioni a pagamento seguono le stesse regole?
Sì. Tono, riservatezza e assenza di promesse valgono anche quando un contenuto è sponsorizzato. Se usi le campagne, il testo e le immagini vanno pensati con gli stessi limiti di un post normale.
Per cominciare
Rileggi gli ultimi tre contenuti pubblicati dal tuo studio con la lista di controllo in mano. Se qualcosa non passa, correggilo o toglilo: è un lavoro di dieci minuti. Qui sopra c'è il preventivo istantaneo: tre domande e una cifra indicativa, per un piano di contenuti scritti con questo tono.